La rotta della Libia

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La chiamano “la rotta della Libia”. Significa fatica e terrore, morte in alcuni casi: 655 per l’esattezza sui venticinquemila che dall’inizio dell’anno hanno provato a raggiungere le nostre coste.

“E’ un viaggio difficile. Io ce l’ho fatta, ma non per questo posso incoraggiare i miei fratelli africani a intraprendere lo stesso cammino”, racconta Fatou in un video girato nel Centro di Accoglienza Straordinaria della Croce Rossa Italiana a Lecce.

Fatou ha lasciato il suo Paese per fuggire alle violenze del marito: “Un giorno mi ha gettato acqua bollente addosso, mi picchiato e ho perso il mio bambino. Non potevo fare altro che scappare”.

Poi l’arrivo in Libia, in cerca di un barcone per l’Italia: “Ho fatto la prigione a Tripoli. La mia compagna di cella è stata violentata da tre uomini e per me, paradossalmente, è stata una fortuna, perché sono stata torturata, ma non violentata”, rivela la ragazza nigeriana, che preferisce non mostrarsi in video per paura.

Insieme a lei tanti altri sono stati assistiti dagli operatori della Croce Rossa nel Cas di Lecce: quasi settemila nel 2017 e circa dodicimila negli ultimi cinque mesi dello scorso anno.

Anche Seyni è arrivato in Italia attraverso “la rotta della Libia”. Sul viso porta i segni del lungo e faticoso cammino dal Senegal, suo Paese natìo, fino alle spiagge della Sicilia. Anche lui, come Fatou, è stato imprigionato a Tripoli e ha subito torture.

Nel suo racconto, davanti alle telecamere, ripercorre quei giorni, in maniera sintetica ma inequivocabile: “Non mi davano da bere, né da mangiare per giorni interi. E quando arrivava del cibo, non poteva certo essere chiamato cibo. Per questo voglio dire ai miei fratelli africani di non andare in Libia. Lì ti picchiano, ti maltrattano, ti uccidono”.

Nel solo mese di marzo sono quasi undicimila le persone arrivate in Italia via mare, lungo la “rotta della Libia”: il 12% in più dello scorso anno e cinque volte di più rispetto a marzo 2015.

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Croce Rossa Italiana
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CRI, Croce Rossa, immigrati, Italia, Italy, Libia, Mediterraneo, migranti, migrazione, richiedenti asilo, rifugiati